LA STRUTTURA ARCHITETTONICA

Osservando Palazzo Malmignati dall’argine dell’Adigetto, la facciata nord cela una peculiarità sorprendente: un’imponente scalinata che, quasi scavando nel terreno, rivela l’esistenza di un piano seminterrato. Questa prospettiva stradale, tuttavia, muta radicalmente accedendo al parco sul lato sud. Qui, l’illusorio piano sotterraneo scompare, trasformandosi in un vero e proprio piano terreno, conferendo alla facciata meridionale una maestosità significativamente maggiore rispetto al fronte settentrionale. Questa singolare conformazione, dovuta probabilmente alla naturale inclinazione del terreno verso il fiume, richiama in modo suggestivo la struttura di molti palazzi veneziani affacciati sul Canal Grande.

Contemplando la facciata sud, l’articolazione del palazzo si dispiega chiaramente su sei piani. Il piano terra accoglieva il tipico portego, l’ampio spazio di transito e attività, che in origine ospitava le antiche stalle. Salendo al primo piano, ci si ricollega idealmente alla scalinata settentrionale, che conduce direttamente a questo livello nobile. L’ingresso è sontuoso, con due imponenti scalinate in pietra di Nanto, materiale pregiato proveniente dai Colli Berici, noto per la sua eleganza e resistenza. Varcata la soglia, il visitatore è accolto in un primo salone dove spiccano due capricci architettonici di Pietro Paltronieri, maestro del genere attivo tra Roma e Bologna (come descritto nella sezione “la collezione”). Questo piano ospita diverse sale d’accoglienza, tre a est e tre a ovest, con una sala degli specchi recentemente riproposta, evocando il fasto delle dimore nobiliari.

Ascendendo una delle due scalinate in pietra, si raggiunge un mezzanino, caratterizzato da stanze più raccolte e destinate a un uso più intimo e privato. L’ultima rampa delle scalinate in pietra conduce al Piano Nobile, il cuore pulsante della vita sociale del palazzo. Questo piano, destinato a balli e convitti eleganti, oggi si presenta privo di affreschi, sebbene inventari storici attestino la presenza di diverse tele del pittore Giuseppe Trevisani, la cui attuale collocazione rimane sconosciuta. Recentemente, acquisti mirati hanno arricchito questo spazio, colmando il vuoto con opere significative, tra cui un ciclo pittorico di Sebastiano Ricci e due dipinti di Domenico Maria Canuti (come illustrato nella sezione “la collezione”).

Alzando lo sguardo al Piano Nobile, si nota un altro elemento che riecheggia l’architettura veneziana: ampi riquadri dipinti di un attuale verde acqua. Contrariamente a una semplice intonacatura, si tratta di tele che, grazie a un ingegnoso sistema presente nel sottotetto, potevano essere calate per permettere agli artisti di dipingerle comodamente. Questa tecnica, diffusa a Venezia per ovviare ai problemi di conservazione degli affreschi dovuti all’umidità, suggerisce che un tempo queste superfici ospitassero elaborate decorazioni pittoriche. Il piano gode di una notevole luminosità grazie a una loggia a sud e a una loggia più piccola a nord, quest’ultima offrendo una suggestiva vista panoramica su Lendinara. La disposizione interna, con tre stanze a est e tre a ovest, riprende le dimensioni del piano sottostante, ma con altezze dei soffitti maggiori, testimoniando la sua importanza. Anticamente, queste erano le stanze da letto dei conti.

Salendo una piccola scaletta, l’atmosfera muta conducendo al “primo piano” del sottotetto. Dopo l’imponenza dei piani sottostanti, qui si trovano stanze di dimensioni più contenute, caratterizzate da finestre di dimensioni notevolmente ridotte. Proseguendo la salita, si raggiunge il vero sottotetto, uno spazio suggestivo e simbolico, illuminato unicamente dalla luce filtrata attraverso due abbaini. Qui, l’aria è ancora pervasa dal profumo del legno antico, e si può ammirare la complessa struttura lignea che sorregge l’intero palazzo. Infine, un elemento fondamentale che lega indissolubilmente Palazzo Malmignati alla tradizione costruttiva veneziana è rappresentato dalle sue fondamenta: un sistema di palafitte con oltre 3000 pali conficcati nel terreno paludoso, una tecnica ingegneristica secolare adottata per garantire la stabilità degli edifici in contesti di terreno instabile, proprio come nella laguna veneta.